Cosa è la blockchain, a cosa serve e come può migliorare la nostra vita

È possibile effettuare transazioni sul web senza utilizzare le banche? A questa domanda ha dato una riposta affermativa la blockchain (catena di blocchi in italiano): è la tecnologia informatica che sta alla base del bitcoin, la prima criptovaluta balzata negli ultimi mesi agli onori delle cronache per le impennate e i crolli del suo valore.

Ormai blockchain e bitcoin sono parole di uso comune, ma forse non tutti ne conoscono il significato, a parte ingegneri e informatici. Cos’è, dunque, questa tecnologia destinata a cambiare il volto della finanza e del commercio sul web?

L’origine

L’idea della catena di blocchi che contengono ciascuno più transazioni risale al 2008 ed è venuta in mente a Satoshi Nakamoto: non è uno scienziato giapponese, ma uno pseudonimo dietro cui si nascondono uno o più informatici che hanno creato il bitcoin basandosi appunto sulla tecnologia blockchain. Satoshi ha scritto anni fa un breve studio (disponibile anche in italiano) che ne spiega il funzionamento.

Le banche non servono più

Nakamoto (o chi per lui) voleva tagliare fuori le banche. Si legge nel sommario del paper: “Una versione puramente peer-to-peer di denaro elettronico (cioè il bitcoin, ndr) permetterebbe di spedire direttamente pagamenti online da un’entità ad un’altra senza passare tramite un’istituzione finanziaria”. Bitcoin, infatti, basato sulla tecnologia blockchain, non è gestito da alcuna banca e il suo valore dipende solo dalla fiducia degli investitori.

Ma investono in questa tecnologia

In verità, Satoshi è riuscito solo in parte a escludere i big del credito da questa nuova frontiera della finanza: oggi tutte le grandi banche sono interessate a sviluppare questa tecnologia, anche in reti chiuse. Ad esempio, Barclays, Credit Suisse, Canadian Imperial Bank of Commerce, HSBC, MUFG e State Street si sono unite per lavorare a un progetto della banca svizzera UBS per creare nuova forma di denaro digitale, sempre su tecnologia blockchain, che sarà testata da altre 22 banche, comprese le italiane UniCredit e Intesa Sanpaolo.

Il registro pubblico

Torniamo all’idea di Satoshi. In che modo è possibile fare a meno delle banche quando ci si scambia denaro in rete? Una qualsiasi transazione, infatti, nel mondo reale e sul web, necessita di “una terza persona di fiducia” a garanzia dello scambio: la blockchain nasce per eliminare l’intermediario (cioè la banca), permettendo di effettuare operazione criptate completamente anonime – ecco perché le criptovalute piacciono tanto ai criminali – e archiviando tutte le transazioni in un registro pubblico distribuito in rete.

I nodi

Ciò significa che i dati di una transazione non sono memorizzati in un solo pc, ma su più macchine collegate tra loro: sono i “nodi”, tutti i computer fisici partecipanti alla blockchain. Quando si parla di blockchain si intende, quindi, una catena di blocchi di dati che si riferiscono a transazioni e che devono poi essere verificati. La conferma da parte della rete è un meccanismo di garanzia: serve a evitare che un utente venda o spenda monete che non ha o che le spenda due volte.

L’approvazione

Se nel sistema “primitivo” a verificare e garantire una qualsiasi transazione sono le banche, in una blockchain l’intermediario è sostituito da un protocollo di comunicazione in grado di certificare, approvare e archiviare le transazioni che avvengono all’interno della “catena”: basta avere l’ok del 50%+1 dei nodi. Una volta verificate dalla “rete”, le transazioni vengono archiviate in una sorta di registro pubblico (detto ledger).

Il mining

Ma in cosa consiste l’approvazione della rete? Il sito bitcoin.org spiega: “Tutte le transazioni avvengono tra utenti e in genere iniziano ad essere confermate dalla rete nei 10 minuti successivi, attraverso un processo chiamato estrazione dei dati”. Definito in gergo “mining“, questo processo fa eseguire a un computer fisico dei calcoli matematici molto complessi che sono necessari per dare l’ok alle operazioni. Come ricompenso per questo servizio i “minatori” possono poi incassare commissioni dalle transazioni.

Un processo irreversibile

La blockchain permette, quindi, di archiviare tutti gli scambi in una sorta di libro contabile condiviso e sicuro: i blocchi, infatti, una volta approvati, sono immodificabili. Attenzione, però: è un processo irreversibile e questo a volte può essere un problema per gli utenti (un bonifico, invece, può essere annullato successivamente dalla banca). Tutto ciò è possibile attraverso la crittografia e altre operazioni complesse necessarie per creare e gestire i vari codici, cioè stringhe di caratteri alfabetici o numerici che identificano ciascun blocco.

Cosa leggere

Blockchain è una materia complessa ed è insegnata all’università. Non mancano, però, testi online in grado di spiegare in modo semplice, e anche a chi sia a digiuno di informatica ed economia, come funzioni questa tecnologia: ricordiamo, ad esempio, le FAQ sul sito bitcoin.org, mentre su blockchain.com è possibile monitorare in tempo reale tutte le transazioni in bitcoin. La rivista online italiana Blockchain4Innovation fornisce una spiegazione esaustiva di questa tecnologia.

Per saperne di più

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